Il 20 gennaio 2022, a 102 anni, moriva Sergio Lepri, direttore dell’agenzia di stampa Ansa (Agenzia Nazionale Stampa Associata, la prima a nascere in Italia, nel 1945). Uso volutamente il termine ‘moriva’ perché mi permetto di pensare che Lepri lo avrebbe preferito rispetto a metafore mielose come «se n’è andato», spesso peggiorate da condimenti tipo «in punta di piedi» oppure «ci ha lasciati» o «è mancato all’affetto dei suoi cari’…» locuzioni più adatte a un necrologio che a un articolo di giornale.
Sergio Lepri, morto l’ex direttore dell’Ansa: con lui divenne la quarta agenzia al mondo. Aveva 102 anni
Al corso preparatorio per l’esame di idoneità professionale dei giornalisti, a Urbino, a metà anni Ottanta, Lepri raccomandava a noi futuribili redattori di non usare nei resoconti di cronaca termini che la gente non utilizza nella vita quotidiana. Ricordo alcuni esempi: «una ridente località» non lo dice nessuno come pure, nel caso di un grave incidente automobilistico, «il corpo è stato estratto fra le lamiere contorte» (lo cantò Francesco Guccini – In morte di un’amica – ma lui è un poeta non un cronista…). Oppure, per far sapere che farà più freddo, ecco che «la colonnina di mercurio si abbasserà». O ancora l’uso di «nosocomio» al posto di ospedale.
