Un governo sicuro della propria linea politica, sia essa di destra o di sinistra, deve essere estremamente chiaro nel delineare i confini tra responsabilità dello Stato e dei privati. Definire il crinale fra Stato e mercato è una delle scelte economiche più importanti di chi amministra un Paese. Una scelta che riflette da un lato l’impegno a migliorare la qualità dell’intervento pubblico nei settori riservati allo Stato, dall’altro l’impegno ad aprire spazi in cui imprese private possano operare liberamente.
Nella conferenza stampa di ieri la presidente del Consiglio ha detto che nelle privatizzazioni il governo intende muoversi con una «riduzione delle quote in partecipate, che non riduce il controllo pubblico, come Poste, oppure con l’entrata di privati con quote minoritarie, come in Ferrovie». In altre parole, in questi settori le decisioni continueranno ad essere riservate allo Stato. L’offerta che il governo fa agli investitori è quindi di non contare nelle scelte dell’azienda, ma scommettere sulla strategia del socio di maggioranza, che in questo caso è lo Stato. Dubito sia un’offerta attraente. Dove si collochi la linea di demarcazione fra Stato e mercato, in particolare quanto estesa debba essere l’area riservata allo Stato, è una questione aperta, rispetto alla quale non esistono facili prescrizioni teoriche.
