L'evasione fiscale resta una piaga. Ma la cura anti-frodi qualche risultato l'ha prodotto. Tra tasse e contributi occultati, gli illeciti - secondo i dati diffusi dal ministero dell'economia («Relazione sull'economia non osservata») - valgono 84 miliardi di euro. Ma il nero, tra il 2020 e il 2021, è diminuito del 3 per cento.
È soprattutto la lotta all'evasione dell'Iva e dei contributi previdenziali ad aver fatto i progressi maggiori. Ma i miglioramenti vengono da lontano. Con l'aiuto dell'informatica, della tecnologia e del digitale, sfuggire allo Stato è diventato un po' più difficile. Tanto che dal 2016 l'evasione fiscale e contributiva è diminuita di 24 miliardi. Come a dire che negli ultimi 5 anni l'Italia ha recuperato almeno un euro sui 4 non dichiarati. Insomma i progressi sono evidenti.
Ma che cosa sta facendo il fisco per aggredire gli evasori? Le strategie sono indicate chiaramente nella convenzione stipulata la scorsa estate dal governo con l'Agenzia delle Entrate. Parole d'ordine nuove: Big data per individuare i contribuenti meno fedeli e intelligenza artificiale per verificare i risultati e il tasso di fedeltà di chi si è adeguato ai rilievi. Insomma, la tecnologia, già ampiamente utilizzata da diversi anni fa un ulteriore salto di qualità. Inoltre la lotta all'evasione terrà conto delle difficoltà del contesto economico e punterà sul dialogo e gli adempimenti collaborativi. Ma, alla fine, dovrà portare più frutti: in tre anni ci dovranno essere 2,8 miliardi in più nelle casse dell'erario che punta nel 2025 ad incassare 19,5 miliardi tra accertamenti, controlli, regolarizzazioni e adempimenti spontanei.
