Era il mese di dicembre di tre anni fa, quando su questo giornale, in occasione della consegna dell’Ambrogino a Chiara Ferragni e Fedez, scrivevo: “Fare la carità coi soldi in tasca è facile. Fin troppo. Ci sono migliaia di persone che ogni giorno compiono gesti d’amore verso gli altri senza avere un centesimo in tasca oppure con uno stipendio da meno di mille euro. Conosco clochard che quando hanno qualcosa tra le mani fanno del bene agli altri. Se sei famoso, come lo sono loro, puoi andare ad imbustare frutta e verdura senza farlo sapere a nessuno. Questo sarebbe stato un vero gesto di carità. So di attori teatrali, colleghi giornalisti, ex magistrati che vanno in carcere, che frequentano le comunità di recupero, che si danno da fare per chi è senza un tetto, senza farsi pubblicità. Senza clamore. Senza fare soldi. I Ferragnez questo gesto di carità l’hanno studiato a tavolino tanto da farsi immortalare in diversi momenti dell’iniziativa”.
Quel riconoscimento gli era stato dato per aver lanciato una raccolta fondi per l’ampliamento in tempi record del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele e per aver aderito a ‘Milano Aiuta’, preparando la spesa e pedalando per la città per consegnare cibo alle famiglie in difficoltà. Chiaramente reclamizzando il tutto a dovere su ogni social possibile. Quel mio blog suscitò non poche polemiche.
