Uno dei tratti distintivi del governo Meloni, dalla sua elezione a oggi, è stato sicuramente quello di voler dichiarare guerra ai poveri: non tanto alla povertà come condizione di diseguaglianza sociale, ma più propriamente a tutte quelle donne e uomini che si trovano nell’impossibilità di soddisfare i propri bisogni primari.

Per questo governo la povertà non è un ostacolo che lo Stato deve rimuovere affinché le persone possano godere dei diritti riconosciuti dall’ordinamento, ma una colpa di cui vergognarsi, e che in qualche modo deve essere espiata individualmente.

Con ciò non vogliamo sostenere che la povertà dilagante in Italia (secondo i dati Istat nel 2022 i poveri erano 5.600.000, circa il 10% della popolazione residente) sia imputabile al solo governo in carica, né che questo approccio ideologico nei confronti della povertà sia esclusivo del nostro paese: per comprendere quanto il binomio povertà-colpa sia diffuso è sufficiente osservare l’atteggiamento di sostanziale chiusura nazionalistica degli altri paesi europei nei confronti del fenomeno migratorio.

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