Con una lettera inviata in queste settimane ai Comuni, alle associazioni Commercianti e Confindustria delle province interessate, il concessionario dell’Autostrada Brescia Padova ha avviato un confronto per approfondire il progetto di quarta corsia e le sue ricadute ambientali.

Il meccanismo è sempre lo stesso: con l’avvicinarsi della scadenza della concessione prevista nel 2026, i concessionari propongono nuovi investimenti e potenziamenti della rete da loro gestita per assicurarsi il rinnovo evitando la messa in gara. La concessionaria A4 Brescia-Padova, gestita dagli spagnoli di Abertis sulla base di una discutibile valutazione fatta in casa propria, ha avanzato questo progetto al di fuori del contesto programmatorio nazionale a cura del Ministero dei Trasporti e del Ministero dell’Ambiente. Non solo: il processo decisorio è partito al contrario con portatori d’interessi singole associazioni corporative come i costruttori, gli autotrasportatori e gli artigiani; mentre gli Enti Locali fanno da spettatori, sperando di avere qualche compensazione economica per condizionare gli Enti Istituzionali preposti, in questo caso il Ministero dei Trasporti.

Autostrade, senza una riforma delle concessioni si passa dalla padella alla brace