Da molto tempo si discute dell’Ilva e si sa tutto o quasi della fabbrica che uccide. Inchieste, denunce, processi, mostrano la verità: per le polveri velenose a Taranto troppi operai hanno pagato con la vita. Ha ragione Giannini, “L’Ilva sta uccidendo tutto: se stessa e il capitalismo che l’ha depredata, la gente che ci lavora e le famiglie che ci campano intorno, l’economia che ci avrebbe dovuto prosperare e la politica che ci ha speculato sopra.”

Sapevamo tutto questo. Ma oggi sappiamo di più, e a raccontarlo – a mostrarlo – è Michele Riondino con l’esordio alla regia di un film (Palazzina Laf) sorprendente per bellezza e verità. Il mio lavoro sull’inferno dell’Ilva “è scomodo – dice il regista – anche per una certa sinistra”. È proprio così.

Cosa hanno fatto, davvero, la sinistra e il sindacato per l’acciaieria di Taranto? L’Ilva è un killer, dice una scritta nel film. Ai veleni s’aggiunse la tortura psicologica degli operai (i ribelli, quelli che non piacevano alla proprietà) mobbizzati e confinati in un “edificio manicomio” (la Palazzina Laf), dove per punizione erano condannati a restare inattivi, privi di mansione, senza stimoli, in una noia assoluta opprimente e alienante.

Fuggi fuggi dal mar Rosso di navi cargo e petroliere dopo gli attacchi delle milizie yemenite. Greggio in rialzo di oltre il 3%