La più applaudita fra le personalità attese alla Prima del Don Carlo che inaugura la stagione scaligera è Liliana Segre. La senatrice a vita, accolta al suo ingresso al Teatro alla Scala dal primo cittadino Beppe Sala e dal sovrintendente Dominique Meyer, ha ricevuto le strette di mano più calorose e gli applausi della platea. Si è soffermata solo un attimo nel foyer, in compagnia di Ornella Vanoni, ma tanto è bastato a renderla protagonista di una serata simbolo nel mondo. In assenza del presidente della Repubblica Mattarella, sembra quasi farne le veci: d’altra parte, siede nel posto che solitamente spetta al Capo dello Stato. “Mi manca Mattarella. Io non ho fratelli né sorelle ma gli voglio bene come a un fratello”, confida. Certo, è una Prima sottotono, soprattutto se confrontata con la grandeur dell’anno scorso. Non spicca il glamour. Anzi.
Gli ospiti hanno iniziato ad arrivare un’ora prima dell’inizio dell’opera diretta dal maestro Riccardo Chailly. Il primo è stato Bruno Vespa, seguito dalle giovani étoile Nicoletta Manni (in Armani Privè) e Timofej Andrijashenko, radiosi e sorridenti. Gli specchi del Piermarini amplificano i flash dei fotografi. Tra la folla spuntano i soliti look improbabili (che Prima sarebbe altrimenti?). Pochi abiti memorabili (e tutti a firma del “re” della moda milanese, Giorgio Armani).
