Non solo i potenziali limiti imposti dal diritto internazionale e le denunce pubbliche delle organizzazioni che si occupano di diritti umani. Ad ostacolare l’effettiva operatività dell’accordo sui migranti con l’Albania, presentato a sorpresa un mese fa dal governo italiano dopo un bilaterale a Roma con il premier Edi Rama, si aggiunge anche l’opposizione albanese mettendo nel mirino le politiche del governo di fronte alla Corte costituzionale del paese. Un ulteriore scoglio
L’idea per cui l’Albania sia disposta a tutto pur di vedere accreditato positivamente il proprio tortuoso percorso di adesione all’Unione europea è piuttosto illusoria e semplifica decisamente la realtà. Infatti, nella giornata del 5 dicembre, il Partito democratico d’opposizione albanese, guidato da Lulzim Basha, insieme al gruppo parlamentare che fa capo all’ex premier Sali Berisha, che nei giorni scorsi aveva promesso al ministro Antonio Tajani che non si sarebbe opposto all’accordo, hanno presentato due ricorsi alla Corte costituzionale chiedendo che la procedura di ratifica dell’accordo, che sarà sottoposto al parlamento di Tirana il prossimo 22 dicembre, venga sospesa per illegittimità costituzionale e violazione della legge albanese.
