La vittoria del fascista fanatico-religioso Milei, che la stampa benpensante chiama anarco-capitalista di estrema destra, ha sicuramente delle motivazioni e delle condizioni che sono legate alla profonda crisi economica dell’Argentina. Ma i suoi slogan e la sua campagna non sono estemporanei, anzi sono solo l’estremizzazione dell’ideologia e della politica economica che hanno dominato il mondo negli ultimi decenni, quelli della cosiddetta globalizzazione liberista. Basta con lo Stato in economia, bisogna privatizzare il privatizzabile, i servizi sociali pubblici sono solo un costo, l’assistenza ai poveri alimenta i fannulloni, i contratti collettivi distruggono il merito, l’eguaglianza è solo invidia sociale, il pagliaccio Milei urla oggi con sapiente istrioneria ciò che da anni, con linguaggio dotto ed educato, spiegano esperti economici, banchieri, ministri.

Certo, quando Milei afferma che Papa Francesco è figlio di Satana, o la sua vice sostiene le buone ragioni dei generali assassini della dittatura militare, è facile per un liberale prendere le distanze. Oppure quando fa sceneggiate contro ciò che lui chiama casta, è altrettanto semplice per un sostenitore di Ursula von der Leyen dire: visto dove porta il populismo? Ma la realtà è che la politica economica annunciata da Milei è solo la versione sfacciata e barbara di quella che domina da decenni nella Ue e in tanti paesi occidentali.