Storicamente, le città sono state costruite lungo dei corsi d’acqua. Le ragioni sono talmente evidenti che non vale la pena soffermarcisi. Dunque “lungo dei corsi d’acqua”, non “sopra”. È evidente che se io ci costruisco sopra, a parte la limitata fruibilità del corso stesso, il rischio che creo è grande e imprevedibile. Eppure nel corso specialmente dell’ultimo secolo lo si è fatto. E i risultati si vedono.
Siamo adesso a Milano e la città è sott’acqua. Per via dell’esondazione del fiume Seveso. Il fiume Seveso nasce a Cavallasca, in provincia di Como, sul Monte Sasso, in prossimità della frontiera tra l’Italia e la Svizzera, a quota 490 m s.l.m., e poi punta verso sud raggiungendo appunto la metropoli meneghina.
Il Seveso non ebbe mai vita facile visto che già in epoca romana si pensò bene di spostarne il corso fuori dalle allora mura cittadine. Ma la vera e propria rivoluzione per mano umana la subì nel corso dello scorso secolo, quando si pensò bene, per consentire l’espansione della città, di tombarlo alle porte della stessa, nella periferia nord. Quindi, un incanalamento sotterraneo dell’alveo. Risultato: a fronte di forti precipitazioni il Seveso esonda dove è stato tombato e riemerge in città dai tombini, proprio per via del restringimento abnorme del suo corso.
