di Saverio Mauro Tassi
È in voga chiamare neoliberali i regimi economico-politici occidentali contemporanei. Ma si tratta di un parlare a vanvera. Infatti, per esempio, mentre gli attuali regimi cosiddetti neoliberali fomentano la guerra russo-ucraina, il pensiero liberale classico, a da John Locke a Ludwig von Mises e oltre, si è sempre pronunciato contro la guerra e per la pace.
L’anti-bellicismo dei pensatori liberali si fonda su un argomento economico-utilitaristico: la guerra non è mai conveniente, perfino se vittoriosa, perché i suoi costi – immediati e successivi – sono sempre superiori ai suoi benefici. Si può ritenere, legittimamente, che questa motivazione dell’opzione pacifista sia riduttiva, ma sarebbe irragionevole dedurne che il liberalismo, e perfino il liberismo (orrore!), non è pacifista.
Obiezione! Margaret Thatcher non era liberale e liberista? E non ha forse scelto di fare guerra all’Argentina? Replica: attenzione! Sto parlando di pensatori liberali, non di politici opportunisti che si autodefiniscono liberali a scopo di propaganda, senza in realtà esserlo, o quanto meno senza esserlo del tutto.
Parla l’autore di “Riot. Sciopero. Riot”, Joshua Clover. “Nel capitalismo non c’è salvezza. Cambiamo o non sopravvivremo”
