di Tito Borsa
In questi giorni si stanno scrivendo analisi su analisi sul conflitto tra Israele e Palestina ma c’è un importante fattore che tende a sfuggire. Hamas e il suo successo sono un prodotto del colonialismo occidentale. L’adesione a gruppi violenti e terroristici è direttamente proporzionale al desiderio di rivalsa nei confronti di presunti o effettivi dominatori. E la lotta al terrorismo non è una guerra tradizionale. Basti pensare al disastro che hanno causato gli Stati Uniti invadendo l’Afghanistan dopo l’11 settembre creando così un desiderio di vendetta che poi ha avuto ripercussioni in tutto l’Occidente.
Bibi Netanyahu nel 2019 sosteneva che Hamas andasse foraggiato in chiave anti-palestinese, secondo l’antico adagio del “divide et impera”. Più protagonisti ci sono in Palestina, più facile sarà per Israele dominarla, soprattutto se questi protagonisti vanno in direzioni opposte. E ora, dopo il criminale attacco del 7 ottobre, forse qualcuno dovrebbe chiedere conto a Netanyahu del suo operato.
Colpendo con inaudita violenza la striscia di Gaza, in qualche modo Israele sta facendo un favore ad Hamas. Un gruppo terroristico non ha una sede e morto un leader se ne fa un altro. Esacerbare il conflitto significa rafforzare il desiderio di vendetta. Come disse Giulio Andreotti molti anni fa, chiunque, dopo cinquant’anni in un campo di concentramento, diventerebbe un terrorista.
