Una settimana di guerra, zero domande da parte della stampa. L’associazione dei giornalisti israeliani accusa il premier Benyamin Netanyahu per il suo atteggiamento nei confronti dei mezzi di comunicazione: in una lettera aperta al primo ministro, i giornalisti rilevano che finora in tutti gli interventi di Netanyahu trasmessi alla televisione la stampa non è stata ammessa e non ha potuto rivolgergli domande. “In ogni paese democratico – aggiunge l’associazione – i capi dello Stato intrecciano un dialogo con il pubblico attraverso i mezzi di comunicazione”. Dopo l’attacco a sorpresa di Hamas, la stampa israeliana non ha mancato di criticare il governo Netanyahu, ritenuto colpevole – almeno secondo alcuni – di aver contribuito all’escalation con il popolo palestinese. Haaretz, quotidiano israeliano progressista da sempre schierato contro l’attuale primo ministro, è arrivato a chiederne le dimissioni “dopo probabilmente il giorno peggiore della storia di Israele“.

Israele, il ministro Sa’ar: “Gaza sarà più piccola alla fine della guerra. Chiunque ci attacchi deve perdere territorio”

Oggi però a criticare Netanyahu è l’intera associazione dei giornalisti, che chiede al premier di smetterla di silenziare le domande della stampa e organizzare al più presto una vera conferenza stampa, “visto che Israele si trova in una delle crisi di sicurezza più significative nella sua storia“. La lettera sottolinea che dal suo ritorno al potere, nel gennaio 2023, Netanyahu non ha rilasciato alcuna intervista ai media israeliani fatta eccezione per un incontro con alcuni giornalisti in una piccola emittente vicina alle sue posizioni politiche, Canale 14. Ha tuttavia parlato ripetutamente con emittenti straniere. “Facciamo appello al primo ministro – concludono i giornalisti – affinché nella sua prossima dichiarazione alla stampa dedichi ampio spazio a domande e risposte, e che queste conferenze stampa diventino poi un’abitudine“.