Nel clima di dolore, angoscia, rabbia, vendetta e isteria propagandistica, che ha invaso la scena mediorientale dopo l’attacco di Hamas a Israele e la strage nel kibbutz di Kvar Aza, la Santa Sede e il mondo cattolico rimangono una spazio di razionalità e di costruttività sulla scena globale. Da quarantott’ore Israele, sottoponendo Gaza ad un embargo totale di acqua, luce, carburanti e cibo, sta commettendo un crimine rispetto al diritto internazionale. Che nulla toglie ai crimini commessi in connessione all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Ma che non può essere cancellato come se fosse un dettaglio trascurabile.

I bambini arrostiti dalle bombe sganciate su Gaza dall’aviazione israeliana non soffrono meno di quelli massacrati in Israele dai miliziani di Hamas.

Ed è inutile fingere che tutto sia successo soltanto “ora” in base ad un disegno demoniaco. I paragoni con l’Isis, l’Olocausto, il Bataclan – per chiunque faccia una seria radiografia della situazione (che sia un diplomatico, uno storico, un agente dei servizi di intelligenze o un giornalista esperto della materia) – sono totalmente fuori luogo. Puro armamentario di propaganda.

Wp: “Israele ha usato fosforo bianco su aree civili di Gaza”. Le foto che testimoniano l’attacco