Gli interessi economici e i legami internazionali rendono impossibile una mossa compatta dei Paesi musulmani a sostegno del popolo palestinese. Nelle ore in cui Hamas lancia appelli al mondo arabo per una mobilitazione di massa in favore della propria causa, secondo Michela Mercuri, docente di Cultura, storia e società dei Paesi musulmani all’università di Padova, è improbabile che i governi mediorientali si muovano convintamente e in maniera coordinata. Da una parte c’è la cosiddetta Mezzaluna sciita, composta da Iran, Siria e dal partito libanese Hezbollah, che sostiene in pieno l’attacco sferrato dai miliziani islamisti dalla Striscia di Gaza. Dall’altra, invece, una schiera di Stati musulmani che, con diversi gradi di coinvolgimento, sperano in una de-escalation che li tolga dall’imbarazzo di dover decidere tra la vicinanza al popolo palestinese e gli interessi economici con Tel Aviv.
Hamas ha chiesto sostegno al mondo musulmano. Crede sia possibile una presa di posizione compatta da parte di questi Stati?
Credo che non ci sarà un’azione compatta di questi Paesi, se non un maggiore invito alla moderazione nel caso in cui l’azione d’Israele dovesse dimostrarsi particolarmente cruenta nei confronti della popolazione. I tempi di quella Lega Araba così unita anche in chiave anti-israeliana sono finiti, quindi è chiaro che ognuno di questi attori pensa anche agli interessi economici che ha con Israele.
