Continua a chinare la testa avanti e indietro, avanti a indietro, il padre di Noa. Ha visto il filmato, lui e tutto il mondo, in cui sua figlia viene portata via da due uomini, su una motoretta. Le sta accadendo qualcosa a cui non può credere, né reagire. Ha occhi di gesso. La prendono e la portano. Merce, bottino, carne.
Davanti a un’altra telecamera, suo padre ora ha lo stesso sguardo spaventato e sperduto. Ci crederesti? Ci crederesti mai che senza un perché, in un sabato qualunque, l’hanno inghiottita? E poi la bocca: padre e figlia hanno la stessa identica bocca accartocciata, aperta ma che non sa urlare. I neonati muovono le labbra in quel modo, l’istante prima di piangere. Viene male al petto. Quale padre meriterebbe tanto?
Continua a scuotere le braccia in alto e in basso, in alto e in basso. Regge il corpo violastro di una bambina, avrà 10 anni, e le labbra livide, intrise di calcinacci. Era al mercato di Jabalya, a Gaza, quando l’hanno inghiottita per sempre, da un aereo. Strascico, avanzo, carne. Dio mio, ma è così piccola!
Davanti a una telecamera quest’uomo ne solleva il cadavere e urla, urla come un ossesso con le vene del collo rigonfie. Potrà mai perdonare? È possibile anche solo immaginare l’altezza di un perdono?
