Il pensiero deve andare anzitutto alle vittime di questa nuova guerra, quali che ne siano le caratteristiche ed appartenenze. E la prima richiesta è quella di un cessate il fuoco immediato. Ma bisogna anche riflettere sul fatto che la storia, come la fisica e altre scienze, ha le sue leggi. Non è possibile opprimere per decenni un intero popolo senza che prima e poi si verifichi una reazione contundente. In alcuni casi l’azione militare delle milizie palestinesi potrebbe aver violato le leggi della guerra, ma occorre dire che in ciò i Palestinesi non hanno fatto altro che fare tesoro degli insegnamenti accumulati durante oltre settant’anni di massacri e oppressione senza fine, che hanno visto la totale impunità dei crimini di guerra e contro l’umanità generale commessi a bizzeffe da Israele nei loro confronti.
In un mondo dominato dalla legge della violenza vince chi colpisce per primo ed è disposto a morire perché non ha nulla da perdere. Da un punto di vista giuridico internazionale occorre affermare in linea di principio la legittimità della lotta armata per conseguire l’autodeterminazione (vedi ad esempio il par. 2 della risoluzione 37/43 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite), della resistenza e dell’autodifesa che non può valere solo per gli Ucraini. Non vale bollare come terrorismo la reazione di chi subisce da troppo tempo il terrorismo di Stato israeliano.
