Altre hanno giustamente fatto notare quanto sia grave la situazione in Italia. Troppi femminicidi, leggi infauste, regressi culturali ci fanno temere il peggio. Ho cercato, a lungo e ovunque, tracce di interrogatori agli uomini che hanno commesso un femminicidio. Si va dal tizio che ha fatto stalking sulla ex, l’ha attesa per “parlarle” impugnando un’arma; si continua con quello che ha brutalmente sterminato ex moglie e figli per ribadire che “se non puoi essere mia non sarai di nessun altro!”.
Nelle ricostruzioni di sterotipati true crime, colmi di visioni che separano le vittime tra madonne e puttane, vale la pena salvare i pochi minuti di registrazione di interrogatori a uomini che non vogliono mai assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Non si tratta di semplici “crimini passionali”, come la cultura patriarcale vorrebbe farci intendere, ma di delitti premeditati, in ragione di un malcelato odio e di grave insofferenza nei confronti di ogni azione che la donna compie per realizzare la propria indipendenza. Muoiono le donne che lasciano, si liberano, sopravvivono alle botte e cercano aiuto. Muoiono quelle che vogliono voltare pagina, andare avanti, restare vive.
Una donna di 79 anni uccisa a coltellate in un palazzo a Rimini: si indaga per femminicidio
