di Luisa Bizzotto

L’America, la Nasa e l’esplorazione dello spazio sono una cosa sola. Questo è probabilmente intuibile per chiunque abbia visto, anche solo in foto, la navicella dell’Apollo 11 conservata in uno degli Smithsonian a Washington. Dai tempi di Galileo, per gli uomini è importante sapere che cosa si cela dietro l’oscuro mistero dell’universo.

Inizialmente, lo studio degli astri si focalizzava per lo più sulla loro osservazione. Un tempo, infatti, gli asteroidi erano visti come semplici puntini luminosi. Solo successivamente si volle studiare più approfonditamente la struttura di queste “rocce irregolari”. Il primo studio eseguito “da vicino” è stato condotto proprio dalla Nasa nel 1996 e si è concluso nel 2001 con l’atterraggio della sonda Near sull’asteroide Eros.

Ma perché è così interessante studiare queste “pietre giganti”?

In primis, il loro studio potrebbe chiarire il processo per il quale i pianeti sono stati creati. In seguito a questo, la loro comprensione potrebbe disvelare il mistero della formazione della vita sulla Terra.