Messe alle spalle settimane di scontri e tensioni, Giorgia Meloni e Olaf Scholz si ritrovano faccia a faccia a Granada per provare a smussare le divergenze tra Italia e Germania, in particolare sul tema migranti. L’accordo sul Patto sulla migrazione dell’Unione europea raggiunto il 4 ottobre ha fatto scemare i conflitti, grazie al compromesso che ha fatto slittare l’emendamento della discordia sulle ong (voluto da Berlino e osteggiato da Roma): non è più all’interno dell’articolo 1, ma si trova tra i “considerando” iniziali. Le distanze però restano, così come la necessità di sancire una tregua. Anche perché ad accendere la miccia ci ha pensato il premier ungherese, Viktor Orban: Polonia e Ungheria sono state “stuprate legalmente” dall’Ue. Budapest e Varsavia, guidate da governi alleati della premier Meloni, non hanno firmato il Patto e secondo il primo ministro magiaro, sarebbero state costrette a digerire. “Se sei legalmente stuprato, costretto ad accettare qualcosa che non ti piace, come pensi di raggiungere un compromesso? È impossibile”, ha detto Orban escludendo ogni possibilità di accordo “non solo ora ma anche negli anni a venire”.

La riunione del Consiglio europeo informale di Granada è iniziata con oltre un’ora di ritardo: la conferenza stampa finale, prevista per le 15, potrebbero quindi slittare. Il vertice prevede uno scambio sull’autonomia strategica europea. Tra i temi più caldi, quello dell’allargamento e delle riforme istituzionali necessarie per l’Ue per essere operativa anche con l’ingresso dei nuovi Paesi. Il pranzo di lavoro invece prevedeva tra le sue portate il tema della migrazione, a cominciare dalla dimensione esterna e dalla cooperazione con i Paesi terzi.