Azione “robusta” e coordinata contro i trafficanti di esseri umani, maggiore supporto ai Paesi partner e alle agenzie Onu per i rimpatri, oltre alla collaborazione con i Paesi nordafricani per la protezione delle frontiere. Archiviato momentaneamente l’accordo sull’immigrazione raggiunto in Consiglio Ue, che passa così all’esame del Parlamento, i 6 leader di Stati e istituzioni Ue, tra cui l’Italia, si sono riuniti per stabilire una linea d’indirizzo comune, secondo quanto si apprende da fonti europee.

Al tavolo, che rimane aperto a tutte le cancellerie che vogliano unirsi, erano presenti, oltre a Giorgia Meloni, il premier britannico Rishi Sunak, gli omologhi dei Paesi Bassi, Mark Rutte, e dell’Albania, Edi Rama, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente francese, Emmanuel Macron. Tra le azioni concrete al centro del confronto, riferiscono le stesse fonti, azioni di intelligence comuni, accordi con i Paesi di origine, non solo limitati al dossier migranti ma con lo scopo di aprire al partenariato, allo sviluppo, alla lotta alla povertà e gli effetti del cambiamento climatico. Un piano in 8 punti che, tra le altre cose, ha come obiettivo quello di porre fine al commercio dei barchini sui quali vengono fatti salire i migranti in partenza dalle coste nordafricane. Nonostante la presenza di Sunak, non si è comunque parlato, si apprende, del cosiddetto modello Rwanda e nemmeno un accenno è stato fatto al sensibile tema delle ong nel Mediterraneo.