Chi ha paura delle misure di prevenzione patrimoniali?
Sicuramente mafiosi e loro accoliti, ma non soltanto. C’è in Italia un partito vasto e trasversale di avversari delle misure di prevenzione patrimoniali, che potrebbe trovare nella Corte europea per i diritti dell’uomo (Cedu) un potente alleato, soprattutto qualora il governo italiano decidesse di approfittare dell’occasione per neutralizzare lo strumento. Una situazione che ricorda in maniera preoccupante quanto accaduto con la vicenda Contrada.
Ma andiamo con ordine. L’Italia è la culla di questo strumento applicato, per quanto qui di interesse, al contrasto delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. In cosa consiste? Nella separazione tra l’aggressione dei patrimoni illeciti riconducibili direttamente o indirettamente alle mafie e la individuazione delle condotte personali penalmente rilevanti. Detto altrimenti: il processo penale serve ad accertare l’esistenza o meno di responsabilità penali che sono sempre personali e dall’accertamento di queste derivano sanzioni che vanno dalla detenzione in carcere alla confisca di quanto servito per commettere il reato o che di questo rappresentino il prezzo o il guadagno, ma accanto al processo penale sta un altro tipo di processo, il così detto “processo al patrimonio” che si celebra diversamente sia per presupposti che per procedura.
