Il disastro di Mestre, nel quale sono perite 21 persone e altre sono rimaste gravemente ferite, presenta a ben vedere taluni aspetti paradigmatici, specie se analizziamo attentamente, senza sottrarci a un giudizio severo, i comportamenti tenuti dalle persone che, in un modo o nell’altro, ne sono state coinvolte o comunque vi si sono rapportate.

Cominciamo dalle vittime. Stupisce la presenza al loro interno di ben sei cittadini ucraini. La popolazione ucraina, emigrata a milioni per effetto della guerra in corso, ne costituisce la vittima principale e ciò va riconosciuto senza mezzi termini e vanno adottate tutte le misure idonee a garantire a questi profughi, come a tutti coloro che sono costretti a lasciare il loro Paese per effetto di conflitti o di altri avvenimenti catastrofici, un diritto all’asilo e alla sicurezza fisica, psicologica, giuridica ed economica che discende direttamente dalla nostra Costituzione e dalle norme internazionali applicabili. E soprattutto va posto fine al più presto al disastroso conflitto ucraino, percorrendo senza esitazioni la via del negoziato e ponendo fine all’invio di armi. E’ positivo che qualche incrinatura al riguardo cominci a manifestarsi nel fronte atlantista, suscitando addirittura una significativa presa di posizione del ministro Crosetto, unico finora della compagine meloniana ad avere manifestato apertamente le sue perplessità.