L'istruttoria avviata dal Cnel sul salario minimo ha dato esito negativo. Il documento di analisi approvato in commissione Informazione col solo no della Cgil e l'astensione della Uil contiene tutte le obiezioni già espresse dal centrodestra riguardo alla determinazione della soglia legale a 9 euro per la retribuzione dei lavoratori poveri. Le stesse che dovrebbero confluire nel dossier finale, atteso il 12 ottobre nell'assemblea dell'istituto, per poi essere trasmesso al governo. Il quale, sulla scorta dell'indagine condotta dai tecnici capitanati dall'ex ministro Renato Brunetta, avrà buon gioco ad affossare la proposta di legge presentata dalle opposizioni in Parlamento. Missione compiuta, dunque. Secondo queste prime risultanze, difatti, il salario minimo in Italia non serve. Verdetto contro cui i partiti di minoranza, tutti tranne Iv, sono pronti a fare muro. Muovendosi lungo un doppio binario: rilanciare la raccolta firme per il salario minimo e riprendere subito l'esame del testo firmato da Pd, M5S, Azione e Avs che ad agosto la maggioranza aveva chiesto di sospendere in attesa della verifica del Cnel. "L'importante è assicurare condizioni di lavoro dignitose alle persone", commenta. E mentre per Maurizio Landini "è stato un errore scaricare la questione sul Cnel", ha detto la ministra del Lavoro Maria Elvira Calderone. Per il capo degli industriali Carlo Bonomi occorre "un'operazione verità". Chi non si arrende è la segretaria del Pd, Elly Schlein: "Continueremo la battaglia, serve a quei tre milioni e mezzo di lavoratori che sono poveri e non è un destino accettabile". Tant'è che già domenica i dem allestiranno banchetti in tutta Italia per restituire impeto alla petizione popolare. E lo stesso farà Giuseppe Conte: "L'8 ottobre lanciamo il firma day e io sarò con voi, prima a Foggi, a, poi a Napoli, quindi a Roma", scrive sui social il presidente del M5S. Un modo, anche, per alzare la pressione in vista della lotta parlamentare.