«La grave crisi socioeconomica, sanitaria, idrica e alimentare, nonché l’involuzione autoritaria e la crisi politica in atto» in Tunisia «sono tali da rendere obsoleta la valutazione di sicurezza compiuta a marzo dal governo italiano». Con questa motivazione il Tribunale di Firenze ha accolto il ricorso di un migrante tunisino a cui il ministero dell’Interno aveva negato la protezione umanitaria. La decisione di annullare l’espulsione arriva dopo il no del giudice del Tribunale di Catania di non convalidare il trattenimento di tre richiedenti asilo tunisini sbarcati in Italia. Il Tribunale di Firenze è stato investito della questione dopo che un provvedimento della commissione prefettizia aveva negato a un tunisino lo status di rifugiato richiesto dopo lo sbarco in Italia.

La verifica della siatuzione nel paese d’origine

Il no del Viminale si basava sulla valutazione della Tunisia come un “Paese sicuro”. Partendo da questa premessa il ministro dell’Interno può, infatti, rifiutare la domande di asilo senza una specifica motivazione ed espellere il migrante con “procedura accelerata”, senza attendere la pronuncia definitiva della Cassazione. Ma ancora una volta il Governo deve fare i conti con una decisione giudiziaria di segno contrario. Secondo il Tribunale di Firenze, infatti, la Tunisia non può essere considerata un Paese sicuro. La protezione umanitaria non era stata richiesta in virtù di particolari persecuzioni, ma della «grave crisi socioeconomica, sanitaria, idrica e alimentare, nonché l’involuzione autoritaria e la crisi politica in atto sono tali da rendere obsoleta la valutazione di sicurezza compiuta a marzo dal governo italiano». Secondo il Tribunale, che cita organismi e media internazionali (da Amnesty International al New York Times) la valutazione della Tunisia come Paese sicuro non è valida alla luce dei “recentissimi e gravi sviluppi”.