L’ipotesi di una tassa sui grandi patrimoni spacca il Pd e vede schierarsi per il no il Movimento 5 Stelle, che pure secondo il vicepresidente Mario Turco è a favore di una patrimoniale globale. Martedì il Parlamento europeo ha votato – bocciandolo – un emendamento di The Left al bilancio pluriennale della Ue che invitava “la Commissione e gli Stati membri a introdurre un’imposta patrimoniale europea che potrebbe generare oltre 200 miliardi di euro per le risorse proprie dell’Ue”. I dem che sostengono Elly Schlein, tra cui Brando Benifei, Piero Bartolo e Camilla Laureti, si sono espressi a favore, come i membri italiani di S&d Giuliano Pisapia e Massimiliano Smeriglio. Contrari invece Mercedes Bresso, Paolo De Castro, Pina Picierno, Alessandra Moretti, Elisabetta Gualmini e Patrizia Toia. Hanno detto no anche i M5s, insieme a Ppe, Renew, Conservatori e riformisti – il partito guidato dalla premier Giorgia Meloni – e al gruppo Identità e democrazia che comprende gli europarlamentari leghisti. Tra i Socialisti europei circa un terzo del gruppo ha votato a favore dell’emendamento, che ha incassato il sì compatto di Verdi e Sinistra.
Fonti del Movimento hanno spiegato il loro voto contrario facendo sapere al Manifesto che “gli strumenti più adatti per reperire risorse proprie per l’Ue sono le tasse sugli extraprofitti di banche, società energetiche e assicurative, oltre alle tasse sulle grandi multinazionali e lo stop ai paradisi fiscali”.






