La scorsa settimana in qualità di coordinatrice di Antigone sono stata in audizione presso le Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia del Senato, impegnato nella conversione in legge del cosiddetto decreto Caivano. Il decreto, accanto ad alcuni interventi infrastrutturali e di sostegno scolastico in aree meridionali, introduce e modifica norme penali che riguardano in particolare i minorenni. Il Capo II del decreto reca “disposizioni in materia di sicurezza e di prevenzione della criminalità minorile”, nonostante molti degli articoli che lo compongono influiscano pesantemente anche sugli adulti.

Cerco di riassumere brevemente la nostra contrarietà al decreto, per come ho tentato di riportarla ai senatori presenti nella speranza che possano effettuare interventi correttivi in sede di conversione. Per argomenti più articolati abbiamo predisposto un documento che si può consultare sul sito di Antigone. Innanzitutto non è mai buona cosa legiferare penalmente all’indomani di un drammatico fatto di cronaca, che con tutta evidenza scuote le emozioni e annebbia la ragione. Il sistema penale deve avere una logica interna che disposizioni volte a inseguire questo o quell’evento minano inevitabilmente. Il decreto mostra fin dal nome di essere nato con tale disposizione. Una cosa dobbiamo dire subito: non esiste alcuna emergenza criminalità minorile. Se guardiamo infatti ai dati dell’ultimo decennio, scopriamo che essa non è affatto in crescita, ma è soggetta a oscillazioni che mantengono gli ultimi dati assolutamente nella media precedente. Tre ordini principali di ragioni ci oppongono alle norme governative.