“Vogliamo andare a scuola, studiare serenamente e con dignità, così come previsto dalla Costituzione”. A scriverlo sono 150 studenti delle classi superiori di Capizzi, un paesino di 2800 anime immerso nel Parco dei Nebrodi, in provincia di Messina. Una richiesta che sembra scontata ma che nel piccolo comune siciliano – uno dei tanti a rischio spopolamento – viene messa nero su bianco dagli studenti in una lettera inviata alle istituzioni, perché scontata non lo è affatto. Diventa, anzi, motivo per organizzare una marcia di protesta: lunedì mattina si sono presentati alle porte del comune per parlare con il sindaco e hanno annunciato che la protesta continuerà ad oltranza fin quando non verrà garantito il rimborso per il trasporto in autobus fino a scuola.

Sabato scorso infatti, il sindaco, Leonardo Giuseppe Principato, ha annunciato che il comune, che è in pre-dissesto, non pagherà più gli abbonamenti per il trasporto scolastico dei ragazzi. Ogni mattina, infatti, gli studenti delle scuole superiori di Capizzi, devono fare 23 km per raggiungere le scuole di Nicosia dove si trovano le sedi scolastiche più vicine (Messina è a 3 ore di distanza) mentre nel loro paese ci sono solo gli istituti di scuola primaria. Così ogni mattina viaggiano con un pullman privato, dal momento che l’Ast, cioè l’Azienda siciliana trasporti, partecipata della Regione, non prevede un servizio di trasporto pubblico in questi comuni nebroidei dove la mobilità arranca, grazie a poche strade dissestate e ad un clima molto rigido nei mesi invernali. A svolgere il servizio è quindi la Interbus, un’azienda privata che gestisce in regime di totale monopolio e che quindi stabilisce una tariffa in assenza di concorrenza, col risultato che per l’anno scolastico passato il comune ha sborsato 140mila euro, cifra coperta in buona parte dal finanziamento regionale previsto proprio per il trasporto scolastico extraurbano.