Si chiama Anna, è la mamma di Agata, una bimba disabile. Vivono a Ferrara con il papà. Le conosco a distanza attraverso il racconto di amici e la frequentazione del sito “Le passeggiate di Agata”, un bell’esempio di lavoro concreto e per ridurre le barriere, architettoniche e umane, superando indifferenza e disinteresse. Perché inclusione vuoi dire condivisione e cooperazione, pochi divieti e tanti ritorni positivi. Il post la riguarda, anche se stavolta la protagonista è sua mamma Anna, 48 anni, che così si definisce: “Aspirante insegnante, insegnante precaria, ricercatrice, un master, un dottorato in materie pedagogiche, esperienza pregressa di lavoro come insegnante, come educatrice e come pedagogista”. Ora anche è vincitrice di un concorso da insegnante di scuola primaria.

Anna è protagonista di una storia che a raccontarla ha dell’incredibile. Comincia così: “Ho scelto la scuola dopo tanti anni di lavoro nel privato con funzioni dirigenziali perché è anche uno dei pochi mestieri che mi permetta di prendermi cura di mia figlia, di fare la caregiver non retribuita e non per scelta […]. Ogni mattina e ogni sera mia figlia necessita di fare allungamento, di essere vestita e svestita, spostata nella seduta del bagno e poi sulla carrozzina e poi via via così, durante il giorno accompagnata, con la nostra unica auto attrezzata per far salire la sua carrozzina elettrica, a terapie, attività sportive, con l’aggiunta che ora che ha 11 anni e mezzo è alta e sta crescendo e spesso queste attività dobbiamo farle in due, io e mio marito”.