“Salvate il soldato MicroMega” è il titolo di un film diretto non da Steven Spielberg, bensì da Paolo Flores d’Arcais; che parte con un remake di trentotto anni fa, quando due laici a 24 carati – appunto PFdA e Giorgio Ruffolo – fondano una rivista la cui testata ha il sapore voltairiano di MicroMega (Micromégas, 1752), con cui dichiarano esplicitamente le radici del progetto editoriale in una sinistra illuminista, dunque critica e pluralista.
Lord protettore dell’apparentamento di quell’iniziativa nascente con la corazzata del giornalismo italiano, rappresentata dal Gruppo la Repubblica-l’Espresso, è un singolare gentiluomo, che fa della generosità intellettuale un linimento del proprio spleen: il principe Carlo Caracciolo. Con questo viatico, Mm diventa rapidamente il più combattivo organo di stampa e la più autorevole voce della cultura politica italiana in una Prima Repubblica ormai incamminata verso l’inarrestabile declino, prima di tutto etico. Lo fa acquisendo le collaborazioni di una sterminata platea di star internazionali e quale punto di riferimento irrinunciabile di una intellettualità nazionale che sempre di più si sente “straniera in patria”. Un cast di cui faccio parte (di certo immeritatamente) dal lontano 1996.
