Tra pochi giorni, dopo la nomina dei nuovi cardinali, comincia il Sinodo mondiale dei vescovi. E, se non ci saranno cambiamenti, comincia male per quanto riguarda la trasparenza dell’informazione. Questo Sinodo, assemblea universale dei rappresentanti dei vescovi cattolici del pianeta (a cui si aggiungono i dirigenti della Curia e per la prima volta settanta “non vescovi” – uomini e donne – con diritto di voto) ha una importanza cruciale nel pontificato di papa Francesco. Perché affronta il ruolo della Chiesa nel secolo XXI, cercando di definire quale deve essere la vita ecclesiale concepita come “comunione”, in che modo dovrà articolarsi la “partecipazione” dei suoi membri e in che cosa consiste la sua “missione” nell’epoca contemporanea.
Alle domande dei giornalisti, sul volo di ritorno dalla Mongolia, il pontefice si è rifiutato di assicurare che gli interventi dei partecipanti al Sinodo durante il dibattito generale in aula saranno riportati nominativamente. Si prevedono bollettini stampa che indichino le tematiche affrontate nella discussione, ma non sarà reso noto cosa ha detto precisamente “quel” cardinale, “quel vescovo, “quella” suora. E quei laici e laiche che per la prima volta avranno diritto di esprimersi e votare con pari dignità.
