“Mia madre si è sciolta in una bacinella di acqua saponata, non lo sa nessuno. Se qualcuno sapesse come sono andate le cose, mi darebbe della bestia, dell’assassino sordido e sinistro. Stamattina presto lei ha cominciato a chiamarmi urlando senza posa dalla cucina, le sue grida mi provocavano esplosioni dolorose alle tempie”.
Dialoghi in cielo, di Can Xue (traduzione di Maria Rita Masci; Utopia Editore), è una riuscita raccolta di racconti capace di analizzare la Cina senza cadere in qualche facile presa di posizione nei confronti del sistema politico contemporaneo. Sono storie metafisiche, di metamorfosi, di figure allucinate che si muovono in uno spazio immateriale altrettanto stralunato. Protagonista/Antagonista rimane la figura della “madre” (forse metafora della madrepatria Repubblica Popolare Cinese), madre che si scioglie in un catino d’acqua, sommersa dall’odio del figlio accusato di essere disobbediente, madre che diventa proiezione di altre figure-esperienze del quotidiano (l’infanzia, l’amore, i rapporti familiari, la solitudine) in racconti dove colonne di ghiaccio precipitano dal cielo, anime confuse vagano senza meta, gli innamorati vivono in stato di dormiveglia in una criptica dimora fuori dal tempo e dallo spazio.
