“Non è strano? C’è molto sangue, eppure gli uomini lo bramano come oro. Come interpretare tutto questo? Un uomo non dovrebbe dolersi per una vita perduta. Non quella di una moglie. Non quella di un figlio. Ci sono, del resto, molte mogli, molti figli. Il sangue abbonda, eppure non basta. Le sang ne suffit pas”.

Il sangue non basta, di Alex Taylor (traduzione di Giada Diano; Edizioni Clichy), è un magnifico romanzo intriso di crudele forza primordiale, composto da sequenze descrittive di brutale violenza paragonabili a certi passaggi de Il figlio, di Philipp Meyer o de Meridiano di sangue di Cormac McCarthy.

Siamo nel 1748, nel West Virginia, ventotto anni prima della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti. Reathel, un contadino che da più di un anno vaga per le gelide e selvagge terre della Virginia dopo aver sotterrato la moglie e il figlio. Trova rifugio in una baracca dove per legittima difesa uccide l’occupante e scopre che nascosta all’interno del tugurio c’è una donna “mezzosangue”, Della, in procinto di partorire. Prende il via così questo western atipico e precursore in cui tutti inseguono tutti (a volte senza saperlo), dove gli abitanti di Fort Bannock sacrificano i figli per non essere attaccati dalla tribù degli Shawnee, e dove la fame porta a atti estremi di cannibalismo.