Era davvero necessario? Questa la domanda che si pone a distanza di 78 anni dal quel 6 agosto del 1945, quando alle otto e quindici minuti la città di Hiroshima fu devastata dalla prima bomba atomica nella storia dell’umanità, seguita il 9 agosto da un secondo ordigno su Nagasaki.

Chi sostiene che fosse inevitabile, ricorda che il Giappone non si sarebbe mai arreso facilmente, e che un’invasione di terra avrebbe causato la morte di milioni di soldati americani e civili giapponesi. Chi invece ritiene aver usato quegli ordigni un crimine contro l’umanità osserva che oramai nel 1945, l’esito della Seconda guerra mondiale dopo la caduta della Germania era chiaro anche agli stessi giapponesi. Se gli alleati avessero cercato un accordo con il Giappone accettando alcune condizioni piuttosto che pretendere esclusivamente una resa incondizionata, l’uso della bomba atomica si sarebbe potuto evitare. Tra l’altro la resa del Giappone il 15 agosto 1945 fu dovuta più alla dichiarazione di guerra dell’Urss, che fino a quel momento aveva un patto di neutralità con l’impero giapponese più che alla bomba. Il cosiddetto “Interim Committee” nominato dal presidente Truman valutò e scartò la possibilità di usare l’ordigno solo a scopo dimostrativo, senza causare vittime.