di Carblogger

Barbie, il film di Greta Gerwig, ha sbancato le sale americane nel suo primo week end di programmazione. Un fenomeno, in tempi difficili per il cinema. Battendo Oppenheimer, l’altra produzione di Hollywood uscita in contemporanea ma anche in coincidenza con il clamoroso doppio sciopero di sceneggiatori e attori.

A Barbie è piaciuto vincere facile: la storia del fisico americano a capo del progetto della prima bomba atomica poi andato in crisi per quella a idrogeno, non è vicina alle persone come quella della bambola più famosa del mondo. E’ dal 1959 che lei parla di noi. Sì, a femmine e maschi.

Ma Barbie, più che un film di Greta Gerwig (senza nulla togliere alla regista), è un film della Mattel, l’azienda Usa di giocattoli che ha inventato la bambola. Non l’ho visto (m’incuriosisce più Oppenheimer), ma se ho ben capito si è andati ben oltre il classico “product placement”. Qui il prodotto non è collocato, è protagonista. Tutto è “brandizzato” e tutto è sotto pieno controllo da parte del produttore cinematografico (e non).

Barbie mania, da Zara a Primark fino a Superga, Crocs e H&M: ecco i prezzi delle capsule collection ispirate al film (sì, c’è anche la pasta)