Un nuovo sistema di tax credit cinematografico per favorire i produttori più ricchi? I piccoli produttori indipendenti del cinema e dell’audiovisivo italiano tremano. È bastato che la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, anticipasse al Sole 24Ore alcune linee di principio della nuova legge in discussione per far andare su tutte le furie la filiera dei piccoli e medi produttori indipendenti. Il timore è quello di ritrovarsi con l’acqua alla gola solo per favorire grandi agglomerati tra cui perfino le piattaforme streaming.

È stato un post su Facebook della regista Antonietta De Lillo (Il resto di niente nel 2005, ve lo ricorderete) a dare il via alla protesta. “Se passeranno queste misure si tratterà dell’ennesima porta sbattuta in faccia alle piccole e medie imprese e all’autonomia di autori, registi e sceneggiatori – ha scritto De Lillo. “Gli incentivi del tax credit sono stati assegnati al cinema in quanto “eccezione culturale” ma sembra che da anni ormai ce ne siamo dimenticati e non facciamo che andare, modifica dopo modifica, sempre più verso un sistema che premia solo l’industria”. Borgonzoni aveva spiegato nell’intervista al Sole che c’era un ipotesi di modifica dei “requisiti di accesso” che “prima d’ora non c’erano”: “Per le imprese occorre aver realizzato nei cinque anni precedenti la presentazione della domanda almeno 3 opere per un costo totale medio di 1,5 milioni o, in alternativa, di un’opera con costo sopra i 5 milioni”.