“Ai parenti delle vittime di mafia – a Salvatore Borsellino e Maria Falcone – dico che modificare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non è un tema in discussione, il governo non farà alcun passo indietro nella lotta alla criminalità organizzata. Ci sono altre priorità”. Nella pausa pranzo di una delle più difficili giornate del governo Meloni – tra i guai giudiziari che riguardano Daniela Santanchè e Ignazio La Russa e lo scontro coi magistrati – il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, braccio destro della premier, non vuole aprire un altro fronte sulla giustizia.
E così, parlando con il Fatto Quotidiano, Mantovano sconfessa apertamente il ministro della Giustizia Carlo Nordio che negli ultimi due giorni ha detto di voler “rimodulare” il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, quello dei politici alleati con i clan (il caso di Marcello Dell’Utri, Nicola Cosentino e Antonio D’Alì). Mercoledì alla festa di Fratelli d’Italia Nordio ha parlato di “reato evanescente” che “non esiste in giurisprudenza”, facendo arrabbiare i parenti delle vittime di mafia.
Nordio: “Imputazione coatta? Un’anomalia del sistema”. E sul concorso esterno alla mafia insiste: “È un ossimoro, lo cambieremo”
