In Iran questa mattina sono stati impiccati tre uomini Saeid Yaghoubi, Majid Kazemi e Saleh Mirhashemi erano stati arrestati a novembre durante le proteste seguite alla morte di Masha Amini. Mahsa (Zina) il cui nome significa luna, era una ragazza curdo iraniana uccisa dalle percosse ricevute della polizia morale dopo essere stata arrestata per non aver indossato il velo islamico in modo appropriato.
I tre uomini sono stati uccisi dal regime criminale islamico questa mattina all’alba proprio nel momento della preghiera. Un’esecuzione anomala fatta oggi, venerdì il giorno sacro dei musulmani, giorno appunto di preghiera che solo per questo dovrebbe essere condannato dalla comunità islamica internazionale.
L’accusa dei tre giovani è la solita messa da tempo in campo dal regime ogni qualvolta si voglia uccidere un essere umano senza una vera e propria motivazione: la ‘guerra contro Dio’ – “moharebeh” – unita all’accusa di possesso di armi durante le proteste nella città di Isfahan. Senza prove sono stati anche accusati di aver ucciso tre militari iraniani di cui due basiji. La vicenda per questo è stata soprannominata (Khane-ye Isfahan), la casa di Isfahan. A nulla sono valsi gli appelli da parte dei famigliari che si erano radunati davanti al carcere per chiedere lo stop delle esecuzioni, ma anche da parte di tutta la comunità internazionale che ha lanciato attraverso i social l’appello scritto su un foglietto proprio dai tre ragazzi che chiedevano aiuto affinché non venissero giustiziati.
