KRAMATORSK (UCRAINA) — La controffensiva di primavera può ancora attendere. Prende tempo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e, in un’intervista alla Bbc e ad altre emittenti europee, spiega: «Con quello che abbiamo, possiamo andare avanti e avere successo, ma perderemmo molti uomini». Per dare luce verde mancano ancora «alcune cose», compresi i veicoli blindati, che «arrivano a stock».
Centrale resta il rapporto con gli alleati. Non a caso, nell’agenda di Zelensky sono confermate altre due visite europee per il weekend: Berlino. E Roma, dove il presidente ucraino incontrerà la premier Giorgia Meloni. Previsto anche un incontro al Quirinale, con il presidente Sergio Mattarella che auspica: bisogna «contrastare la politica di aggressività della Russia» ma ciò «non ci deve distogliere dalla ricerca di un approdo di pace». Infine in programma — ma ancora da confermare — un colloquio con papa Francesco, il primo dopo l’inizio dell’invasione.
E se fondamentale è il dialogo per trovare una soluzione al conflitto, imprescindibili restano le armi. A Kiev non bastano certo gli oltre due chilometri strappati ai russi dalla 3ª brigata a Bakhmut. Nemmeno che il meteo sia decisamente migliorato e che le condizioni del terreno siano più favorevoli è abbastanza. E non sono sufficienti pure gli Storm shadow, i missili a lungo raggio, in grado di colpire fino a oltre 250 chilometri di distanza che Londra annuncia di inviare. Così come gli oltre 30 miliardi di dollari in armamenti dai suoi alleati, una cifra seconda solo a quanto spendono gli Usa in un anno secondo Bloomberg, da soli non sono una soluzione.
