Forse basterebbe tagliare corto e sottolineare che parlare di sostituzione etnica è una stupidaggine, perché i popoli si rafforzano socialmente, culturalmente e anche geneticamente con l’unione tra diverse genti. La razza pura non esiste, i legami tra consanguinei (in senso stretto, nella visione purista, chi non è della famiglia è un pericoloso estraneo che imbastardisce la stirpe) portano solo malanni e debolezza.
Lo diceva sempre la partigiana Lidia Menapace, dichiarando con il suo modo placido e inesorabile (lo disse anche in tv) che, certo, i gatti di razza sono molto belli, ma sono un po’ ritardati, fragili e poco longevi mentre quelli che definiamo bastardi perché non sono di razza ma frutto di molteplici incroci sono intelligenti e forti. E così vale per noi esseri umani, che per fortuna ci imbastardiamo, con la curiosità che ci spinge ad andare oltre i confini del consueto e del conosciuto.
Lollobrigida, il caporedattore di Charlie Hebdo: “La vignetta? Noi l’avremmo disegnata senza lenzuola”
In buona sostanza, se non fosse per le implicazioni pericolosamente razziste, la frase del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida secondo il quale non ci dovremmo arrendere “all’idea della sostituzione etnica” denota una noiosa e triste assenza di desiderio di conoscere e di scoprire, in contrasto, tra l’altro, con l’essenza profonda del suo dicastero: l’agricoltura è il territorio principale della biodiversità, non dell’uniformità.
