Una ripresa record, impetuosa. È quella del Gruppo Hti, multinazionale altoatesina leader mondiale negli impianti a fune. Nel 2022 i ricavi hanno superato di poco i 1,3 miliardi di euro contro i 890 milioni dell’anno precedente. Una crescita a doppia cifra intorno al 50% mentre il traguardo era già stato superato nel 2018 e 2019. Oggi il Gruppo Hti dispiega una serie di società che partendo dalla storica matrice legata agli impianti di risalita (Leitner, Poma, Bartholet ed Agudio) e dei battipista (Prinoth) oggi si è diversificata e include i veicoli cingolati e gestione della vegetazione (Jarraff), l’innevamento programmato e sistemi di abbattimento polveri (Demaclenko e Wlp), l’energia eolica (Leitwind), la gestione digitalizzata dei comprensori sciistici (Skadii) e da pochi mesi anche dell’idroelettrico dopo l’acquisizione di Troyer (impianti idroelettrici). Un portafoglio integrato di aziende che ha spinto il fatturato a 1,3 miliardi mentre il gruppo conta 20 stabilimenti produttivi, 84 filiali e 144 tra punti vendita di assistenza mentre il numero complessivo dei dipendenti è vicino ai 4.300. La ripresa del fatturato alimenta anche gli investimenti in ricerca e sviluppo, che varcano la soglia dei 35 milioni, mai così alti in passato, e quelli in beni strumentali, che raggiungono quota 28 milioni. La ricetta di questa crescita la spiega Anton Seeber, dal 2016 presidente del Gruppo: «Il risultato raggiunto è in linea con la missione che anima il nostro agire quotidiano: una crescita sostenibile del nostro gruppo. E per garantirla ormai da anni ci muoviamo lungo un percorso che si caratterizza con valori come innovazione, diversificazione, internazionalizzazione e sostenibilità, potendo fare affidamento su collaboratori eccezionali».