Da una maggioranza che ha fatto della crescita demografica un obiettivo primario ci saremmo aspettati un consolidamento dei legami familiari esistenti in modo da favorire la generazione di giovani italiane e italiani e la creazione di nuove famiglie. Se, come dicono, più figli italiani implicano un’Italia più forte in termini di coesione sociale, economia e identità (qualsiasi cosa tutto ciò significhi), allora questa maggioranza dovrebbe impegnarsi ad aumentare la libertà procreativa e consentire la conseguente instaurazione dei legami familiari. E invece no.
Ingannati dalla retorica meloniana del “Vedremo alla prova dei fatti, anche su diritti civili e aborto, chi mentiva e chi diceva la verità in campagna elettorale su quali fossero le nostre reali intenzioni” (cito dal noto discorso di insediamento), ci eravamo illusi che finalmente, visto che quando in passato si è parlato di diritti civili la destra ha sempre ripetuto che c’erano cose più importanti di cui occuparsi, la nuova maggioranza effettivamente si occupasse di altro e lasciasse in santa pace le famiglie cosiddette “non convenzionali” (che sono tali solo per chi le giudica con disprezzo) o “non tradizionali” (quasi si trattasse di un fenomeno nuovo), già impegnate in ardue battaglie giudiziarie per il pieno riconoscimento giuridico. E invece no.
