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’università che punisce il merito. Da Bergamo arriva una storia così pesante e surreale da ribaltare l’asse cartesiano di una realtà cui siamo assuefatti. Una vicenda tanto kafkiana da interessare la comunità scientifica internazionale, con potenziali premi Nobel, a partire dal capo dipartimento economia di Oxford, che si spendono perché non passi sotto silenzio, mentre in Italia nessuno la racconta. In breve, è questa. L’Università chiama un docente da Londra per “chiara fama”, individuato tra i professori “stabilmente all’estero”. Dopo 13 anni di docenza, senza mai un addebito, lo caccia via con ignominia accusandolo di aver “mentito” sul fatto di aver proseguito la docenza estera. Due sentenze del Tar dimostrano poi che l’accusa era del tutto falsa, accertano la piena compatibilità dei due incarichi (italiano ed estero), e dispongono l’immediato reintegro. Di più, censurano l’ateneo per un “uso distorto del potere pubblico” e l’adozione di norme regolamentari “parimenti illegittime verosimilmente introdotte ad personam”. L’epilogo della storia è tuttavia ancora da scrivere.

La medaglia del merito ha smesso di girare tra dritto e rovescio, tanto che il tribunale amministrativo è già passato alla quantificazione del danno, ma l’ateneo orobico insiste: bussa ora alla porta del Consiglio di Stato, alimentando così una vicenda che scredita l’università italiana ben oltre i confini nazionali, come sottolinea l’associazione Trasparenza e Merito che la denuncia. Ecco allora la storia di Giovanni Urga, dei suoi “tre anni d’inferno” passati nel pugno di chi in palmo di mano l’aveva richiamato in Italia, tra il silenzio di colleghi per nulla inclini a difenderlo. “E’ successo. – si limita a dire il professore – Ma non deve intaccare la fiducia nei nostri atenei e dei nostri studenti”.