Mia: misura per l’inclusione attiva
Entro la fine del mese il testo definitivo dovrebbe approdare in consiglio dei Ministri. Si chiama Mia (Misura per l’inclusione attiva) lo strumento scelto dal governo per superare la stagione del reddito di cittadinanza. A beneficiare del nuovo sussidio, che dovrebbe consentire risparmi fino a 3 miliardi, saranno principalmente due platee: le famiglie povere senza persone occupabili e le famiglie con persone in grado di lavorare. Le prime sono quelle con categorie «deboli» come un minorenne, un anziano, un disabile. L’altra grande platea è quella dove figura almeno un soggetto tra 18 e 60 anni d’età (cioè occupabile) e nessun disabile, minorenne o anziano. Il nuovo assegno sarà pari al massimo a 6 mila euro l’anno e verrà moltiplicato per la scala di equivalenza legata alla composizione familiare, tenendo conto, appunto, delle categorie deboli. Il multiplo più elevato è 2,2, e consente di arrivare a 13.200 euro. Ma in assenza di categorie «deboli» i 6 mila euro annui si riducono a 4.500.
Il caso/1 In 4 in famiglia e nessuno occupabile: l’assegno scende a 800 euro
Entro la fine del mese il testo definitivo dovrebbe approdare in consiglio dei Ministri. Si chiama Mia (Misura per l’inclusione attiva) lo strumento scelto dal governo per superare la stagione del reddito di cittadinanza. A beneficiare del nuovo sussidio, che dovrebbe consentire risparmi fino a 3 miliardi, saranno principalmente due platee: le famiglie povere senza persone occupabili e le famiglie con persone in grado di lavorare. Le prime sono quelle con categorie «deboli» come un minorenne, un anziano, un disabile. L’altra grande platea è quella dove figura almeno un soggetto tra 18 e 60 anni d’età (cioè occupabile) e nessun disabile, minorenne o anziano. Il nuovo assegno sarà pari al massimo a 6 mila euro l’anno e verrà moltiplicato per la scala di equivalenza legata alla composizione familiare, tenendo conto, appunto, delle categorie deboli. Il multiplo più elevato è 2,2, e consente di arrivare a 13.200 euro. Ma in assenza di categorie «deboli» i 6 mila euro annui si riducono a 4.500. (di Claudia Voltattorni)






