Che ci vogliate credere o meno (il via libera è stato appena rinviato, ndr), il Green New Deal potrebbe aprire la stagione di un altro affare colossale, dal nome decisamente meno seducente: ‘Deep Sea Mining’, ovvero l’estrazione di minerali in acque profonde. Nelle inesplorate fosse oceaniche, scavando dentro il fondo magari addirittura sotto cinquemila metri di acque, nel bel mezzo del Pacifico, per esempio, si dovrebbero trovare alcuni minerali indispensabili alla produzione di batterie elettriche, cobalto, manganese, nichel, rame e litio, che viceversa scarseggiano già oggi sulla terra.

Considerando che l’orbe terraqueo è ancora incognito al 90 per cento per quanto riguarda appunto il mare profondo, nessuno può valutare quali conseguenze potrà avere sull’eco-sistema questa attività che le grandi compagnie minerarie vorrebbero intraprendere decisamente, con la scusa di dover sostenere la cosiddetta ‘svolta verde’ che hanno annunciato di voler perseguire i governi occidentali, dagli Stati Uniti alla Comunità Europea. E’ solo una delle contraddizioni più evidenti della riconversione dell’industria dell’auto, che oggi versa in uno stato comatoso nonostante quel che appare dagli stipendi messi a bilancio per i manager, come Carlo Tavares del trust Stellantis che comprende oggi anche la Fiat.