Quello che sta avvenendo in Italia, come si rileva dai mass media degli ultimi giorni, è la conclusione del patto scellerato che nel corso di oltre sessanta anni si è attuato, certamente in massima buona fede, tra finanza e politica, al fine di accentrare la ricchezza nelle mani di pochi aumentando la larga platea dei poveri.
Tale conclusione si è manifestata soprattutto nella ferrea volontà espressa dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di voler “evitare gli abusi” (inesistenti a causa di una legge ad hoc) nelle intercettazioni dei pubblici ministeri eliminando taluni reati per i quali è ammessa l’intercettazione: i reati di mafia e i pericolosissimi reati della corruzione, che consiste nei vantaggi concessi da soggetti della Pa a singole persone, e della concussione, consistente nella richiesta di somme di denaro o altre utilità da parte di agenti della pubblica amministrazione per concedere determinati provvedimenti amministrativi.
Intercettazioni, Meloni ora argina Nordio: “Politica e magistratura trovino insieme le soluzioni. Io ci metto il buon senso”
Le parole di Nordio, e precisamente l’espressione “l’Italia non è fatta tutta di pm”, suonano come un attacco al buon nome della magistratura e fanno capire che lo stesso Nordio tiene più in conto la difesa del soggetto reo imputato di reati gravissimi anziché dell’intera collettività che subisce stragi, distruzioni e danni da parte della malavita organizzata o di singoli soggetti.
