Voglio partire subito con un concetto chiaro. Viviamo, almeno sulla carta, in uno Stato di diritto, ciò presuppone che la nostra vita sia regolata da norme chiare e precise. Il tutto con una separazione dei tre poteri dello Stato, ossia, Esecutivo, Legislativo e Giudiziario, che dovrebbero essere in mano rispettivamente al governo, al Parlamento e alla Magistratura.

Da qui dovrebbe esistere un sistema di pesi e contrappesi per evitare interferenze, conflitti, contrasti e sconfinamenti fra poteri dello Stato. Dal funzionamento corretto di tali poteri si può capire il livello di salute dello Stato. Concetti che a lungo si sono dibattuti e per il quale si rimanda a più approfondite sedi. Qui, l’importante per me è ricordare questi basilari principi.

Il perché è presto detto. Viviamo in un periodo, con fasi alterne, dove alcuni poteri cercano di appropriarsi volutamente o meno di poteri che non gli competono. Ad esempio, spesso la Magistratura utilizza il proprio enorme potere per occupare spazi e ambiti di appartenenza del potere esecutivo e legislativo. Lo fa in tanti modi e soprattutto senza un reale e possibile controllo quando trova una politica debole e delegittimata.

Un piccolo esempio. Nel 2021 circa 200 magistrati erano dislocati fuori ruolo all’interno dei vari Ministeri e Uffici. La situazione è sempre la stessa e di fatto l’Organismo giudiziario si trova a “scrivere” direttamente leggi e norme o a giudicare se stesso. A mio avviso, uno sconfinamento dei Poteri emblematico. Il tutto per arrivare in questa sede a parlare di un argomento sempre caldo: le intercettazioni e il loro utilizzo.