In questi ultimi giorni è stata al centro dell’attenzione della comunità internazionale la lotta degli ambientalisti che da due anni avevano occupato il villaggio di Lützerath, nel Nord Reno Westfalia, Germania occidentale. Le persone che vivono in questo piccolo villaggio, supportate da migliaia di attivisti di tutta Europa, hanno cercato con i loro corpi di ostacolare l’espansione della miniera di lignite di Garzweiler, un progetto della società energetica Rwe, appoggiato dal governo tedesco.

Già nel 2018 alcuni gruppi ambientalisti occuparono la vicina foresta di Hambach, fra le città tedesche di Colonia e Aquisgrana, per preservare dalla minaccia dell’abbattimento quel 10 per cento che ne rimaneva difendendolo con veemenza. Hanno vissuto nella foresta per tutto il tempo in cui hanno potuto, sfidando temperature di -10 e -15°C , in case sugli alberi ai quali poi si legavano durante i tentativi di sgombero da parte della polizia. Solo dopo la morte di un giornalista ambientale si è riusciti ad ottenere uno stop all’abbattimento da parte dell’autorità. Il governo tedesco d’altra parte si è schierato nuovamente contro la causa ambientalista nel caso del villaggio di Lützerath, cacciando i pochi abitanti del villaggio e privilegiando la concessione al colosso energetico Rwe dell’ampliamento della sua miniera, che conta già un’estensione di 48 km2.