Forte recupero a dicembre delle immatricolazioni auto, per il quinto mese di fila, con 104.915 passaggi, in aumento del 21% rispetto a un anno fa. L’ultimo mese dell’anno dunque – complice anche la spinta derivante dalle società di noleggio, ammesse da novembre al piano degli Ecobonus – ha contribuito al recupero di volumi sul mercato, che però resta sotto la soglia se confrontato con il 2021 (-9,7%) e, soprattutto, rispetto al 2019, anno precedente il Covid (-31,3%).

L’inversione di tendenza

Il mercato ha segnato una inversione di tendenza a partire da agosto, una spinta che arriva sostanzialmente da un allentamento delle tensioni legate all’approvvigionamento di semiconduttori e componenti elettroniche lungo le catene di montaggio. La carenza di microchip ha generato una crisi dell’offerta senza precedenti, «per la sopravvenuta incapacità dell’industria automobilistica di soddisfare pienamente la domanda – mette in evidenza il Centro Studi Promotor – e questo nonostante un livello di domanda fortemente depresso per gli effetti generati dalla pandemia e successivamente dalla guerra in Ucraina, dal rallentamento dell’economia e dalla ricomparsa dell’inflazione».

Le prospettive

La crisi dell’auto però resta pesante, con livelli che riportano al 2013 – il peggior risultato del mercato automobilistico italiano dal 1978 – e prospettive minime di recupero nei prossimi mesi. È lecito attendersi che la capacità di fornitura dell’industria automobilistica continui a migliorare nel 2023 con benefici effetti sulle vendite, «ma il ritorno delle immatricolazioni a livelli normali per un mercato come quello italiano, cioè superiori a 2 milioni di unità all’anno, appare ancora molto lontano per il permanere di una sostanziale debolezza della domanda», evidenzia Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor.